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PERDONARE UN’AMICA? Risponde la psicologa

Psicologia

PERDONARE UN’AMICA? Risponde la psicologa

Cara Dott.ssa,

mi chiamo Martina e ho 25 anni. Le scrivo perché ultimamente mi è successa una cosa molto brutta che mi ha fatto molto soffrire e che non riesco a superare. Ho un’amica carissima che si chiama Laura con cui sono cresciuta e che per me c’è sempre stata (e viceversa!) … un’amicizia solida avrei detto … e invece no!!! Qualche mese fa ho scoperto che tutto quello che le dicevo come confidenze e segreti lei li andava a riferire a tutta la compagnia e a volte è capitato mi prendesse pure in giro insieme a loro!!! Può immaginare quanto ci sia rimasta male e quanto mi abbia deluso. Appena l’ho scoperto sono andata da lei e abbiamo litigato tantissimo!! Lei sostiene che sia successo solo una volta, mi chiede in continuazione di fare pace e di perdonarla, ma io non ci riesco.

Dovrei perdonare secondo lei?

Grazie Doc!

Martina

Cara Martina,

pressoché a tutti è capitato di offendere qualcuno o di esserne feriti, soprattutto tra le persone a noi più vicine, come familiari e amici, dalle quali ci si aspetterebbe solo supporto e protezione. Solitamente, il senso di ingiustizia che tali azioni provocano in quella che è la vittima, si esprimono e manifestano tramite pensieri e sentimenti dominati dalla rabbia.

Il dolore che scaturisce dall’aver subito tale azione oltraggiosa è, inoltre, più difficile da assimilare quando proviene da persone a noi più vicine e, quindi, ritenute insospettabili – proprio come nel caso che lei riporta – poiché la delusione è maggiore in quanto le aspettative riposte nei loro confronti sono più alte. Si sperimenta un vero e proprio disorientamento cognitivo causato dalla forte discrepanza tra l’evento in questione e le proprie credenze e aspettative nei confronti della suddetta persona, un senso di incredulità dettato dall’impossibilità di capacitarsi dell’accaduto e di comprendere cosa abbia fatto per meritarselo.

Smaltito lo smarrimento iniziale, le opzioni sono due: perdonare chi ha commesso il torto, oppure no. Dare un’altra occasione alla relazione, oppure troncarla.

Solo lei può decidere cosa fare!

Solitamente la decisione ha a che fare con molteplici aspetti legati all’azione offensiva subita, come l’intensità, la gravità, la natura, la persistenza dei danni causati e il grado di sofferenza soggettivo provocato. Importante è l’intenzionalità attribuita all’azione offensiva subita: più si riterrà volontaria e soggetta al libero arbitrio dell’individuo, maggiore sarà il risentimento e la conseguente difficoltà a bypassare il torto ricevuto.

Il perdono si pone come una possibile risposta in grado di contrastare l’escalation dei conflitti e rilanciare il legame con l’altro, anche nelle situazioni in cui viene duramente messo alla prova.

Tuttavia, spesso è difficile lasciarsi alle spalle le offese ricevute, e talvolta il desiderio di vendetta è una tappa sulla via della riconciliazione, anche se, una volta raggiunta si rivela meno dolce di quanto proverbialmente si attendeva.

Personalmente, credo che giovi sempre provare a comprendere quanto accaduto, perché accumulare risentimento è un’inutile causa di stress fisico e psicologico, mentre il perdono è uno di quei processi capaci di alleviare il malessere dell’individuo ferito e di promuoverne il benessere.

Il mio consiglio è, quindi, quello di parlare di nuovo con la sua amica e di provare a trovare un punto d’incontro … il passato non cambierà, ma il futuro magari si!


Risponde la Dott.ssa Silvia Gherardi, psicologa clinica e forense, specializzanda in psicoterapia cognitiva comportamentale

Avete qualche dubbio che vi attanaglia la mente? Ci sono domande che vi tolgono il sonno? State vivendo un periodo particolarmente stressante e non sapete più cosa fare? La psicologa risponde! Questa rubrica si pone l’obiettivo di affrontare insieme i problemi che quotidianamente fronteggiate e di approfondire i temi che più vi stanno a cuore, favorendo una sana riflessione.

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Attenzione: la presente rubrica non può in nessun modo essere considerata come alternativa a un consulto psicologico o a un trattamento psicoterapeutico. Le informazioni e le risposte fornite dall’esperta hanno carattere generale, non ambiscono a fornire risposte risolutive né sono da intendersi come sostitutive di consulenza professionale. Le vostre domande saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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