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Mio figlio è TERRORIZZATO dalle URLA dei coetanei: RISPONDE LA PSICOLOGA

Psicologia

Mio figlio è TERRORIZZATO dalle URLA dei coetanei: RISPONDE LA PSICOLOGA

Gentile Dottoressa,

mio figlio L. ha 13 mesi ed è un bimbo simpatico e giocherellone, anche se è sempre stato molto diffidente nei confronti degli estranei: da neonato, quando venivano a farci visita, lui subito reclamava il seno per conforto e, se si alzava la voce, si nascondeva dietro di me perché non gli piaceva la situazione. Ha paura ed è terrorizzato se sente un bambino urlare, anche se è solo una forte risata. Per lavoro ho dovuto portarlo al nido e anche la maestra, accorgendosi del terrore che ha nei confronti dei bimbi piccoli, l’ha fatto stare con quelli più grandi, dove lui è felice e gioca tranquillo perché non ci sono urla. Più in generale adora i racconti e ascoltare la musica, ballare e ridere a crepapelle; quando poi prende confidenza è socievole e curioso: non sopporta solo le urla!

Io ormai sono terrorizzata ad andare ovunque perché potrei trovare un bambino urlante: L. esploderebbe in un pianto disperato e saremmo costretti a scappare!

Come devo fare?

Maddalena

Gentile Maddalena,

solitamente si crede che ai bambini piaccia il chiasso e la confusione, ma questo è più un luogo comune che la verità, perché in realtà hanno una soglia del rumore piuttosto bassa. Inoltre, specialmente nella prima infanzia, i piccoli si spaventano facilmente di fronte a situazioni impreviste, perché per loro sono tutte potenzialmente pericolose. Poiché il linguaggio non è ancora adeguatamente sviluppato, esprimono attraverso il pianto tale paura o diffidenza, nell’intento di richiamare l’attenzione dell’adulto. È dunque lecito aspettarsi una reazione di all’erta di fronte a rumori forti (come le urla altrui), specialmente quanto è più piccolo d’età.

Diverso è quando il bambino non riesce a calmarsi dopo qualche minuto e la situazione si cronicizza,  creando del disagio che si ripercuote anche nella quotidianità, come nel caso da lei riportato.

Quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per aiutare suo figlio a familiarizzare con ciò che adesso lo spaventa?

Primo fra tutti l’atteggiamento che lei assume durante il manifestarsi del disagio: i bambini percepiscono le emozioni dei genitori e le utilizzano per valutare la pericolosità delle situazioni. Se lei sarà calma e tranquilla quando avvertirete un rumore forte o qualche bambino piangere, suo figlio sentirà che lei non ha paura e capirà che non c’è niente di cui preoccuparsi; viceversa, se al primo segnale di allarme si agiterà e si allontanerà dal contesto, suo figlio riceverà la conferma che vi era un rischio reale.

Prenderlo tra le braccia sorridendogli e rassicurandolo ha un effetto tranquillizzante immediato che può fungere da strategia nei momenti di emergenza. Resti così per qualche minuto e, se suo figlio non si è calmato nel mentre, si allontani; la volta successiva provi a restare nella situazione anche solo un minuto in più e progredisca così fino a quando l’ansia di suo figlio non sarà diminuita.

Occorre aiutare il piccolo ad affrontare i suoi timori piano piano: provi a creare dapprima un’occasione di gioco più intima, con uno o due bambini e, quando questo step sarà conquistato, provi ad allargare il cerchio delle interazioni ad altri coetanei. L’obiettivo generale è quello di abituare L. ai rumori esponendolo poco alla volta a ciò che adesso evita, in modo che riesca a modulare la propria paura e ad abbandonare il conseguente pianto disperato.

Avete qualche dubbio che vi attanaglia la mente? Ci sono domande che vi tolgono il sonno? State vivendo un periodo particolarmente stressante e non sapete più cosa fare? La psicologa risponde! Questa rubrica si pone l’obiettivo di affrontare insieme i problemi che quotidianamente fronteggiate e di approfondire i temi che più vi stanno a cuore, favorendo una sana riflessione.

Mandate le vostre domande all’indirizzo:

direzione@dimmibg.it

vi risponderemo qui!

Attenzione: la presente rubrica non può in nessun modo essere considerata come alternativa a un consulto psicologico o a un trattamento psicoterapeutico. Le informazioni e le risposte fornite dall’esperta hanno carattere generale, non ambiscono a fornire risposte risolutive né sono da intendersi come sostitutive di consulenza professionale. Le vostre domande saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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