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MagicaDebby: quando il cancro non basta a spegnere il sorriso

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MagicaDebby: quando il cancro non basta a spegnere il sorriso

Deborah Beretta ha poco più di 40 anni, un figlio di nome Gabriele, un marito amorevole di nome Claudio e una voglia di vivere incontenibile.

MagicaDebby ha il cancro, un figlio sopravvissuto ad una grave meningite, un marito paraplegico e una voglia di vivere incontenibile.

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Non è facile scegliere quale delle due presentazioni fare di Deborah: entrambe descrivono la realtà, ma la differenza tra le due sta nella reazione che nascerà in chi leggerà questo articolo. Leggendo la prima ci si sente rassicurati, nulla di ciò che seguirà potrebbe rovinare il quadro perfetto che abbiamo dipinto nella nostra mente. La seconda fa paura, fa male e non piace, nella nostra mente c’è il buio. Entrambe le introduzioni si concludono con le stesse parole, ma nella prima frase quasi non facciamo caso al loro senso, nella seconda invece quel senso lo cogliamo totalmente, o quasi. 

Eppure la storia è la stessa e Deborah e MagicaDebby sono la stessa persona, così come i suoi grandi occhi verdi e la sua voglia di vivere.

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Debby è nata a Calolziocorte, sulle rive dell’Adda, e ha passato molti anni della sua vita a cercare di capire cosa le stesse succedendo, fino a che non ha capito che tutto quello che le accadeva era semplicemente la sua vita, e che era tempo di smettere di correre e iniziare a camminare.

Tutto ebbe inizio nel 2004, quando una giovane Debby, sposata da 18 mesi, scopre di essere finalmente incinta. Tutta la gioia si infrange con una tazza di caffè a terra: Deborah si risveglia in ospedale e scopre di aver avuto un aborto spontaneo. A questo episodio ne seguì uno medesimo e a questi due la fine del suo primo matrimonio.

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L’anno dopo Debby aveva con un nuovo lavoro, iniziò a uscire e dopo qualche mese conobbe l’uomo che avrebbe dovuto essere il padre di suo figlio. Dopo l’ennesimo aborto, scoprì di essere di nuovo incinta, ma passato il Natale, qualcosa cambiò e l’uomo con cui stava cominciò ad essere scontroso e violento. Per la prima volta Debby ebbe davvero paura e fece la scelta migliore per sé e il bambino che portava in grembo, scappando da quell’inferno.

Dopo 9 mesi difficilissimi per il cuore e per la mente, nacque Gabriele, il figlio tanto desiderato, che ridiede il sorriso a Deborah, ma la paura di perderlo fu immediata, quando, ad appena 7 mesi, gli fu diagnosticata una meningite batterica, dalla quale sopravvisse, ma che gli lasciò un’ipoacusia permanente.

Lo stress subito portò Deborah a sfogare la sua angoscia sul cibo, iniziò così a mettere molto peso, fino a raggiungere 120 chili. Nel 2009, consapevole della precarietà della sua condizione, decise di dare una svolta e sottoporsi ad un intervento di chirurgia per l’obesità. Tutto andò bene per i successivi 3 mesi, quando improvvisamente cominciò a perdere peso: le diagnosticarono il Morbo di Crohn e dopo qualche mese di ospedale ne uscì senza lo stomaco. Poi la prima lesione cancerosa, la conoscenza con Claudio e la rinascita… le abbiamo fatto qualche domanda.

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Cara Debby, quanto è rimasto di Deborah e quanto c’è di MagicaDebby in te?

Di Deborah c’è il vissuto. Nel bene e nel male, ciò che sono stata e che ho vissuto, mi ha fatto diventare la Debby di oggi. Di Magica potrei dirti che c’è la voglia di vivere e di non smettere di sorridere e stupirmi delle cose belle che mi circondano.

Credo non sia possibile scindere Debby da MagicaDebby: una non esisterebbe senza l’altra.

Gabriele come vive la tua malattia? lo tieni al corrente di tutto?

Ho sempre creduto che i bambini sia in grado di affrontare le difficoltà e abbiano risorse e uno spirito di adattamento che non appartengono a noi adulti.

All’inizio spiegavo il cancro e la chemioterapia con una sorta di storia fatta di soldati che scivolavano dal tubo della flebo, carrarmati che sparando sbagliavano mira facendomi perdere i capelli e una pozione magica che serviva a farmi guarire.

Oggi, abbiamo imparato che di cancro si vive. Con alcune cose che non si possono fare e qualche cambio di programma all’ultimo momento, ma con tantissimi sorrisi.

Gabriele sa che la vita è fatta anche di difficoltà.

E’ un bambino davvero straodinario.

Nella tua biografia, sul tuo sito e blog online magicadebby.it, dopo le difficilissime prove che hai affrontato parli di come tu sia rinata, per un breve periodo, prima che ti venisse diagnosticata la tua prima lesione cancerosa, e di come tu abbia ripreso in mano le redini della tua vita ed imparato ad essere mamma. Dopo tanto dolore, cosa ti ha dato la forza di ricominciare?

Mi sono serviti sette anni per ritrovare equilibrio. Mi sentivo in colpa verso Gabriele e verso la mia famiglia. Vivevo ciò che mi era successo come un fallimento e mi incolpavo di ogni cosa. Poi, grazie al supporto della mia famiglia e ad un amico speciale, ho imparato a perdonarmi. Credo che la rinascita nasca da lì, dal rendersi conto che alcuni eventi non dipendono dalla nostra volontà e che ciò che col senno del poi definiamo errori, sono insegnamenti e non fallimenti. Una volta una persona che stimo molto, mi ha detto: “Si fallisce solo se si molla. Altrimenti hai solo sbagliato a valutare ma hai comunque imparato”.

Poi hai conosciuto Claudio…

Claudio è arrivato nella mia vita come un tornado. Bello, atletico, tanta sofferenza alle spalle e soprattutto un sorriso disarmante. Dopo qualche caffè e una cena, è stato Gabriele ha dare una svolta alla nostra storia: strappando a Claudio di passare con noi un intero fine settimana rimanendo a dormire con lui. Dopo tre mesi mi ha chiesto di sposarlo ed eccoci qui. Lui è stato ed è la mia forza e il mio sole nei giorni grigi. Lui, il suo coraggio, la sua grande voglia di vivere nonostante le mille difficoltà. L’amore vero ha davvero risvolti magici e meravigliosi. E sono grata alla vita di avermelo fatto incontrare. Con lui sono davvero tornata a vivere.

5 giorni prima del matrimonio la tremenda diagnosi di cancro metastatizzato: ti è capitato di pensare di “non ce la faccio più”?

Il cancro era entrato nella mia vita in modo subdolo. Eravamo consapevoli che qualcosa non andasse. Certo non ci aspettavamo una diagnosi così. Abbiamo pianto. Avevo paura di iniziare una vita di coppia con una diagnosi simile. Claudio, ancora una volta, ha reso semplici i miei uragani dicendomi che ci saremmo sposati lo stesso e che nulla avrebbe rovinato il nostro sogno. Ci siamo promessi amore con tanta emozione e tantissimi sorrisi, senza dire a nulla a nessuno per non guastare la nostra gioia. Volevamo rendere speciale quella giornata. I momenti di sconforto, di stanchezza ci sono stati e ci sono ancora: non sarebbe umano non averli. Ma ho imparato che se batti la testa contro uno spigolo per tutto il giorno, alla sera ti ritroverai solo con un gran mal di testa.  

Spesso le persone a cui accadono disgrazie simili si chiedono “perché a me?”, ti sei mai fatta questa domanda? E, dando per scontato non si tratti dell’abominevole scelta di qualcun altro per la nostra vita, che risposta ti sei data?

     Sei spaventato, arrabbiato, nel panico e la sola cosa che vorresti fare è scappare.  Incolpi il mondo intero di ciò che è successo. Ti dici che non te lo meriti che non doveva capitare a te. Le domande senza risposta e i mille perché sono una fase da cui tutti passano. Bisogna trovare la forza e il coraggio di continuare a guardare avanti. Di smettere di chiedertelo e trovare una soluzione per vivere comunque. La mia risposta è stata il sorriso, sempre e comunque. Anche se qualche volta si sorride a denti stretti.

Ora ti occupi di Heart & Head coaching. Di cosa si tratta e perché e quando hai pensato di studiare per diventarlo? 

 Ad un certo punto le persone hanno iniziato a chiedermi come fare. Mi fermavano per la strada raccontandoci coriandoli della loro vita e chiedendomi una parola che fosse di conforto e stimolo. Questo mi ha spinto a rimettermi in gioco, a reinventarmi e formarmi al meglio per poter essere utile alle persone.  Ho scoperto la meraviglia della Laughter yoga, lo yoga della risata e il potenziale della programmazione neuro linguistica che attraverso la comunicazione, l’atteggiamento e l’esperienza porta a sviluppare le risorse personali. Heart & Head, perché testa è cuore devono restare sempre “accesi” per poter realizzare la nostra vita. Il Coaching è una sorta di allenamento, di viaggio guidato in cui il Coach, aiuta, supporta e guida la persona a riscoprire cosa di meraviglioso può essere. Il coaching non dà soluzioni o formule, dà domande efficaci per farci crescere.

Hai anche scritto un libro “Come io ti vedo” (Onda d’Urto edizioni, n.d.r.), di cosa parla? Perché lo hai voluto scrivere? 

     Il libro è nato dall’esigenza di lasciare qualcosa di indelebile alle persone che  amo, a mio figlio. La paura più grande è pensare di non lasciare traccia, di perdersi. Il mio libro è la storia di un viaggio tra sorrisi, anima ed emozioni. Un viaggio di una donna che vuole vivere nonostante il cancro. Non è un diario della malattia, ma un volo radente sul cuore per  raccogliere emozioni, sentimenti e sensazioni. Credo sia un libro per riflettere e avere speranza. Non c’è mai la disperazione nelle sue pagine e direi che per scoprirlo bisogna leggerlo…

Quando ti svegli la mattina, cosa ti dà la forza di alzarti e sorridere? 

     Svegliarsi ogni mattina è la prima cosa per cui essere grati. Diamo per scontato di avere sempre tanto tempo a disposizione e non pensiamo mai che il tempo è il più bel regalo che ci viene fatto ogni giorno. Se ci alziamo con questo pensiero ci sembrerà bellissimo anche un temporale o una giornata fredda. Siamo circondati da tanta meraviglia. E come dico sempre, è nascosta negli spazi vuoti delle piccole cose la felicità. 

In che modo pensi al futuro?

Non ho mai smesso di avere sogni e progetti. Anzi, ho realizzato più sogni ora che in passato. Programmo le vacanze e i viaggi pur sapendo che potrebbe succedere di tutto. Ma se ci pensi, gli imprevisti ci sono per tutti. 

Il tuo motto è “se esiste un’entrata, esiste anche un’uscita”, ma quando si è nel pieno della sofferenza succede che non si riesca a immaginare di poterne uscire, c’è persino chi rinuncia alla vita. Cosa vuoi dire a chi si trova in quel mare in tempesta ora?

       Di prendersi il tempo per piangere e avere paura.  Ma poi di prendere un bel respiro e avere il coraggio di vivere. Non è facile, lo so bene, ma ne vale sempre la pena. Disperarsi non cambia la situazione e ci fa sprecare tempo prezioso. Non serve farsi mille domande, serve guardare la vita con occhi diversi e credetemi, si può.

Qual è il tuo più grande sogno, oggi?

Il mio sogno più grande è continuare ad avere tempo da passare con chi amo: mio marito è mio figlio.

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In bocca al lupo cara Debby!

Photo credits:

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