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E vissero per sempre felici e contenti

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E vissero per sempre felici e contenti

In questi giorni in cui iniziano i famigerati e temuti esami di maturità, mi balena nella mente uno dei componimenti dedicati all’amore per me più bello che sia mai stato scritto. Lo ricordo dai tempi del liceo: il sonetto 116 di William Shakespeare, uno che sul tema dell’amore ha fatto la sua Fortuna.

Recita cosí:

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento,
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.
Se questo è errore e mi sarà provato,
Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato. 

Penso che ogni coppia che stia per convolare all’altare dovrebbe leggerlo e in molti casi può essere usato come brano scelto durante la celebrazione, perché descrive una forma d’amore meraviglioso, che non è soggetto al passare del Tempo e quindi ai cambiamenti, ai problemi, alle difficoltà che si incontrano in una vita di coppia, soprattutto quando si diventa famiglia.

A distanza di anni dalla mia maturità mi chiedo se questo sonetto non sia uno dei componimenti poetici più belli sull’amore impossibile! Un po’ come il “e vissero felici e contenti” delle favole, che ci propinavano da bambine, espressione non casualmente usata dal narratore il giorno stesso del matrimonio tra la principessa e il principe, ancor prima del viaggio di nozze. Chi va poi a controllare cosa sia successo nella coppia? E queste sono pure principesse quindi vivono in una condizione privilegiata.

Diciamoci la verità, non esiste sfida più grande del matrimonio! Soprattutto oggi, in un mondo che ci vuole tutti molto presi, soprattutto da noi stessi e dai nostri problemi. L’Altro molte volte passa dall’essere origine della nostra felicità a causa del nostro malessere. Subentrano insofferenza, abitudine, incomprensione, svogliatezza. Ci si dà per scontati, non si riesce più a ad avere un dialogo, cosa tra le peggiori, e si finisce per sopportarsi o lasciarsi e la seconda opzione non sempre è la peggiore tra le due.

Chissà se Shakespeare nel 2018 avrebbe scritto lo stesso sonetto?! Fatto sta che oggi rimanere coppia prima di tutto, anche prima della famiglia, della quale la coppia è origine e pilastro fondante è davvero difficilissimo, ma per chiudere con un happy ending, l’amore celebrato dal Sonetto 116 è un tipo di sentimento che possiamo avere la fortuna di provare ed è proprio quello che porta alle nozze, la pretesa che sia “per sempre” forse è esagerata, bisognerebbe accontentarsi di provarlo, di sentire le emozioni che scatena, non soffermandosi troppo sul rammarico che si vive qualora non sopravvivesse al Tempo.


Photo credits:

pinterest.com

lettera43.it

 

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