Connect with us
MILLE

dimmi!

CHE FATICA CRESCERE UN FIGLIO! Risponde la psicologa

Psicologia

CHE FATICA CRESCERE UN FIGLIO! Risponde la psicologa

Cara Dottoressa,

mi chiamo Monica, ho 40 anni e un figlio di 10 anni che ultimamente mi sta facendo impazzire! Non mi ascolta mai e io non so più cosa fare. Ho provato ad impostare delle regole nella speranza che venissero rispettate, ma così non è stato. Perché è cosi difficile crescere un figlio? Mio marito mi aiuta come può, ma non abbiamo ancora ben capito cosa fare. Come si educa correttamente un figlio? Sono forse io che sbaglio qualcosa?
Grazie infinite per ogni suggerimento.
Monica

Cara Monica,
educare deriva dal latino educĕre che significa “trarre fuori, tirar fuori ciò che sta dentro”, derivante dall’unione di ē- (“da, fuori da”) e dūcĕre (“condurre”). Significa aiutare qualcuno ad esprimere se stesso e a comportarsi in modo conforme alla sua personalità, senza pretendere che sia come lo abbiamo immaginato. Facile a dirsi … un po’ meno a farsi! Trovare il proprio stile educativo è un processo in continua evoluzione che può oscillare dal modello autoritario delle generazioni delle bisnonne al permissivismo sfrenato che sta dilagando sempre più.
Non esiste una ricetta segreta da seguire per diventare il genitore perfetto, ma vi sono degli ingredienti indispensabili:

ASCOLTO: c’è differenza tra ascoltare e sentire. Mettersi in una posizione di ascolto attivo significa capire cosa il figlio vuole dirci, comprendendo gli stati d’animo e i sentimenti che si celano dietro i suoi comportamenti, mostrando un sincero interesso per quello che il bambino vuole comunicare.
Così facendo suo figlio non avrà timore nel confidarsi con lei ma tutt’altro, saprà di poter trovare una preziosa risorsa in voi.
COERENZA: come adulti è importante essere dei modelli per i propri figli poiché i bambini apprendono da tutto quello che vedono e vivono.
Se chiede a suo figlio di fare qualcosa che lei per prima non fa, ottiene solo l’effetto di far arrabbiare il minore, che si vede proibito qualcosa senza capirne il reale motivo.
EMPATIA: entrare in sintonia con chi ci sta di fronte è una capacità che dovrebbero coltivare tutti, ancora più un buon genitore. Essere in grado di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione del figlio permette di comprenderne meglio i vissuti DIMMIBGe consente un miglior intervento educativo.
Ad esempio, quando deve negare una richiesta del bambino o porre divieti è opportuno sottolineare che si comprende il dispiacere, ma che adesso proprio non si può, fornendo una spiegazione chiara del perché è stato istituito il divieto. Molto utile è anche proporre un’altra attività che il bambino potrebbe intraprendere, per agevolare il cambio.
REGOLE: è importante stabilire dei limiti chiari, ragionevoli e farli rispettare senza cedere alle pressioni. Quando vengono stabilite delle regole, è poco funzionale infrangerle di fronte a uno scoppio d’ira o di pianto. Se si è stabilito che il bambino può guardare la tv mezz’ora al giorno, cosi deve essere a prescindere da quello che può accadere nel corso della giornata.
Per essere interiorizzate, le regole devono essere chiare, precise ed adeguate all’età del bambino. Soprattutto, è indispensabile che siano stabilite insieme al coniuge, in modo da formare un fronte unito, che passi un messaggio chiaro e comprensibile.
RINFORZO: è fondamentale mettere in risalto l’impegno e la buona volontà ogni volta che il bimbo prova (o riesce del tutto) a seguire una regola, fornendo un riscontro immediato quando sta facendo bene quanto richiesto.
Non vada via appena inizia ad agire quanto richiesto, ma rimanga lì e partecipi, commentando positivamente il fatto che stia obbedendo: “Mi fa piacere quando fai quello che ti ho chiesto”, “È bello quando fai come ti chiedo”.
PAZIENZA: inutile spiegare perché ne servirà tanta!
Anche quando tutto sembra andare per il verso sbagliato, si faccia coraggio e consideri le difficoltà attuali come un tempo d’attesa necessario per un più sereno futuro.

Concludendo, non esiste una ricetta magica per educare correttamente e/o per farsi ascoltare dai propri figli, ma attraverso un ascolto attivo e una comprensione empatica si possono ottenere più risultati del previsto!
Ad esempio, la prossima volta in cui le sarà necessario rimproverare Matteo per un comportamento errato, provi a descrivere il comportamento disfunzionale messo in atto, indicando perché è sbagliato e aggiungendo come lei si è sentita causa di ciò. Vedrà che è molto più efficace che urlare e/o arrabbiarsi per il fatto che non si sia comportato come avrebbe dovuto. Inoltre, molto utile è specificare il comportamento alternativo desiderato in modo che il bambino possa cosi apprendere modalità più consone di comportamento. Infine, attraverso delle domande, si accerti che il bambino abbia effettivamente compreso quanto da lei esplicato e, in caso contrario, fornisca una spiegazione alternativa.


Risponde la Dott.ssa Silvia Gherardi, psicologa clinica e forense, specializzanda in psicoterapia cognitiva comportamentale

Avete qualche dubbio che vi attanaglia la mente? Ci sono domande che vi tolgono il sonno? State vivendo un periodo particolarmente stressante e non sapete più cosa fare? La psicologa risponde! Questa rubrica si pone l’obiettivo di affrontare insieme i problemi che quotidianamente fronteggiate e di approfondire i temi che più vi stanno a cuore, favorendo una sana riflessione.

Mandate le vostre domande all’indirizzo:

direzione@dimmibg.it

vi risponderemo qui!

Attenzione: la presente rubrica non può in nessun modo essere considerata come alternativa a un consulto psicologico o a un trattamento psicoterapeutico. Le informazioni e le risposte fornite dall’esperta hanno carattere generale, non ambiscono a fornire risposte risolutive né sono da intendersi come sostitutive di consulenza professionale. Le vostre domande saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

More in Psicologia

BonaldiMotori
To Top