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CAMMINO DI SANTIAGO: un viaggio/esperienza di vita

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CAMMINO DI SANTIAGO: un viaggio/esperienza di vita

 Se state pensando, magari a seguito di un accadimento particolare nella vostra vita, di intraprendere il Cammino di Santiago questo articolo/intervista fa al caso vostro.

 

Un viaggio che per essere descritto deve essere raccontato da chi lo ha appena compiuto.

Tre ragazzi e una ragazza, amici, sulla trentina, che invece di recarsi a Formentera o Ibiza, hanno destinato le loro vacanze estive a questa esperienza. Meno di due settimane, più di 30 chilometri al giorno, dopo aver preso il volo da Orio al Serio a Madrid e lí il treno per León, hanno iniziato il loro viaggio personale, 12 intense tappe, che li ha portati a mettersi alla prova, superare ansie e disagi, ma soprattutto la fatica fisica. Sí perché la fatica può essere un grosso ostacolo, qualsiasi siano le motivazioni. Ma è stata superata, tra lacrime e sorrisi, soprannomi bizzarri (Capitan Barbossa, La Coreana e I Gregari), birra e patatine, vesciche, foto, video, condivisioni perché oggi il Cammino è anche questo, condivisione di un’esperienza di vita in diretta con chi sta a casa.

Gli chiedo cosa si aspettassero e quali fossero i loro maggiori timori. Ovviamente al primo posto la fatica fisica e psicologica, ma anche condividere la quotidianità in una situazione così particolare, con gli amici. Adeguare i propri ritmi, gestire le esigenze, consolidare i rapporti. Anche nei momenti di maggior fatica le potenziali discussioni sono state sostituite da risate e battute a dimostrazione che la vera amicizia sa dare forza anche nelle situazioni più complesse.

Che preparazione fisica è richiesta?

 Bisogna essere  propensi a far fatica e a superarla. Dipende tutto da come si desidera affrontare il cammino. Per quanto ci riguarda e per fare oltre trenta chilometri al giorno concentrati in meno di due settimane è richiesta una preparazione che rimane un aspetto soggettivo. Camminare almeno 15 chilometri alla volta, possibilmente con qualche chilo sulle spalle, allenarsi in palestra soprattutto facendo esercizi che sviluppino la muscolatura della schiena aiutano molto.

L’occorrente:

All’unanimità la descrizione dello lo zaino perfetto: chili totali 6. Copri zaino per la pioggia, mantella, torcia, sacco lenzuolo, 2 magliette, 2 pantaloncini, un pantalone lungo o leggings, una felpa, un k-way, 3 paia di calzini, 2 paia di mutande, 2 paia di scarpe da running o sandali da trekking, NON NUOVI, cappello da pescatore, kit medico, borraccia, un piccolo beauty per l’igiene personale: dentifricio, spazzolino, ago e filo per le vesciche, sapone di Marsiglia, salvietta in microfibra, arnica, vaselina, compeed, filo e mollette per stendere, tappi per le orecchie.

IL VIAGGIO:

Ogni sensazione era amplificata sotto ogni punto di vista. Camminare tanto porta a riflettere tanto. Ritrovarsi in alcune situazioni commuove fino alle lacrime. Alla tappa della Cruz de Hierro, secondo la tradizione, si libera un peso lasciandovi un sasso portato da casa, un gesto molto emozionante. I primi giorni sono caratterizzati anche da una grande rabbia dovuta al mal di piedi. Ma la voglia di arrivare è stata maggiore degli inconvenienti e l’arrivo ad ogni tappa, accompagnato da birra e patatine e la doccia la sera, azzerava magicamente la fatica della giornata. L’impostazione era la stessa ogni giorno: partenza alle 5 della mattina, 10/12 chilometri per poi fare un’abbondante colazione con uova, bacon, boccaglio e tortilla, patatine fritte, pane tostato, marmellata e caffè. 

Bellissimi i paesaggi che si incontrano: dai piccoli paesini rurali, alle strade sterrate, le terre rosse, i boschi di eucalipto, alcuni luoghi simili agli scenari del film Zorro. Belli gli ostelli dove si pernotta. Uno dei momenti più intensi era sicuramente la partenza mattutina, nel buio totale: l’idea dell’ignoto e del silenzio. Indimenticabili i cieli stellati e le albe. 

L’ARRIVO:

Per tutti l’emozione l’aveva preceduto. Non abbiamo mai camminato cosí velocemente. Davanti alla cattedrale un grandissimo abbraccio di gruppo che fa percepire una sensazione di liberazione totale, una pace interiore. I pochi metri che precedono l’arrivo fanno rivivere mentalmente tutto il viaggio. E l’abbraccio, come le docce serali, ha azzerato ogni fatica compiuta. 

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